45.Sotto le volte

Gongolavo per cattedrali in cerca di vetrate rosse e scoprii che le vetrate rosse non mi piacevano tanto se non avevano il verde smeraldo e l’azzuro ed il giallo del sole attorno.
Chiedendomi quali fossero le dimensioni adatte per circoscrivere il mio pensiero e non avendo i mezzi per definirle mi sono rivolta a una specialista, una che di spazi e confini ne sa più di me, mi son detta, perchè ne ha una visione più ampia e di certo coglie prospettive per me inusuali.
Ho guardato in alto e mi son rivolta alla volta celeste che, tra l’altro, nelle cattedrali a volte è proprio celeste e se non lo è, si può sempre uscire e vederla non dipinta, vederla vera.
Le ho chiesto fin dove potevo permettermi di guardare e la risposta fu ovvia; si vede fin dove l’occhio arriva.
Tuttavia dopo un attimo di perplessità che scorsi dalla sua faccia da volta celeste, lei mi disse anche che potevo vedere fin dove volevo, pure ad occhi chiusi; e allora mi son messa a vedere con gli occhi chiusi e sì, aveva ragione e c’era di tutto, da vedere, anche di cose che nemmeno immaginavo l’esistenza.
Adesso passo il tempo a guardare il mondo con gli occhi più o meno chiusi, ovvero li chiudo quando mi pare che ciò che vedo è meno interessante di ciò che so di poter guardare.
Di solito ciò che vedo è sempre meno interessante e quasi mi succede di passare il tempo ad occhi chiusi e se non fosse che mi prende una certa sonnolenza, starei così per molte ore.
Però questo non è certo il tempo di dormire, non lo è.